Ho iniziato l’anno pensando di esserci riuscita. Avevo il ciclo in ritardo, mai successo. Sintomi: nessuno, ma ciclo in ritardo di una settimana e temperatura basale alta. Poi, facendo bene i conti, vedo che avevo semplicemente avuto un’ovulazione in ritardo e quindi tutto è slittato in avanti. Che va bene, non c’è problema. Però se una è abituata ad avere cicli brevi di 26/27 giorni, qualche illusione se la fa (illusione subito smentita dal test negativo).
Quello che mi stupisce è che io sono sempre stata regolare e adesso, che voglio un figlio, mi succedono questi ritardi. O mi viene lo spotting premestruale. Ma insomma! Tutto congiura contro di me! Il mio corpo ha deciso di prendermi in giro, di farmi credere di essere incinta quando non lo sono. E intanto i mesi passano.
Leggendo in giro per la rete e sui libri di gravidanza che ho in casa ho visto che, per le coppie con la donna di età superiore a 35 anni, si parla di infertilità già dopo sei mesi di rapporti non protetti e non dopo un anno come normalmente avviene. Ho provato a parlarne con altre donne e tutte hanno smentito questa cosa, dicendo che è meglio aspettare un anno, che non ci si deve angosciare o stressare inutilmente. Ma io non sono stressata: sono semplicemente razionale e preparata. Da un punto di vista logico mi sembra giusto indagare già dopo sei mesi per togliersi il dubbio che ci sia qualcosa che non va. Se avessi 30 anni, aspettare un anno vorrebbe dire 31 e ancora molto tempo davanti. Ma alla mia età, un anno è molto. Un anno vuol dire avvicinarsi ai 40 e quindi perché aspettare? Non capisco queste paure. Alla fine, se è tutto a posto non c’è niente da temere e se c’è qualche problema di infertilità meglio saperlo adesso che nel 2011, no? Prima si sa, prima si agisce.
Ulteriori informazioni: Perché non riesco a rimanere incinta?, Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita
Nell’ultimo post quasi speravo di non poter avere figli e adesso, che le mestruazioni sono arrivate con 5 giorni di ritardo, ci rimango male perché speravo che stavolta fosse la volta buona (e avevo anche qualche nausea e fastidio di stomaco, come mi è successo a settembre). E invece no: ritardo, ma test negativo. Mestruazioni scarse, ma test negativo. E io che ci rimango male nonostante quello che avevo detto nell’altro post. Insomma: non so più chi sono e cosa voglio! Mi sto un po’ antipatica.
Comunque, in vista del Natale, provo a partecipare a questo giveaway che magari potrebbe portare fortuna. Chissà?
E intanto ricomincia il conto alla rovescia.
Finora non sono ancora rimasta incinta. Due settimane fa, a causa di influenza ed esami pericolosi in gravidanza, sono stata decisamente contenta quando mi sono arrivate le mestruazioni. E, devo dire, mi è un po’ passato l’entusiasmo. Forse perché penso a tutte le cose che IO voglio fare nella vita, forse perché non mi piace non avere la situazione sotto controllo, non sapere se di qui a tre mesi sarò libera di fare quello che voglio o se invece sarò confinata sul divano per una gravidanza a rischio, ma il risultato è che mi sta passando l’entusiasmo. Non so se ho voglia di essere incinta, sinceramente. Non so se ho voglia di fare nove mesi con la panza e poi trovarmi in una sala parto e tornare a casa con un esserino urlante. Ma, soprattutto, non so se ho voglia di avere a che fare con la gente, prima, durante e dopo la gravidanza. Avere a che fare coi consigli delle ignoranti e delle super-esperte fissate con il parto naturale o l’allattamento. Avere a che fare con i consigli delle nonne. Avere a che fare con altre mamme a scuola, in piscina, in palestra. Dio me ne scampi! Non so se ce la posso fare. In un pomeriggio nebbioso e umido come questo forse mi sorprendo a sperare di essere sterile. Così non devo nemmeno decidere.
Io sarò una futura mamma degenere o pigra, lo ammetto, ma proprio non capisco il motivo che spinga molti genitori ad iscrivere i propri figli a un sacco di attività extra-scolastiche. E magari poi hanno il coraggio di lamentarsi che i bambini hanno troppo da studiare! Oggi tutti i bambini che conosco fanno almeno un’attività, poi ci sono gli sfortunati che ne fanno due o addirittura tre o quattro. Io penso che sia giusto dare ai propri figli l’opportunità di fare cose al di fuori dello studio e per questo motivo è probabile che un bambino proverà diverse attività prima di scegliere quella che gli piace. Poi, si sa, i bambini cambiano gusti e magari da un anno all’altro dimenticano ciò che fino a qualche tempo prima era una passione. E lo sport è sempre una bella cosa. Però, però… ci sono un po’ troppi bambini che fanno troppe cose: siamo sicuri che ci vadano perché interessati, o invece sono i genitori che hanno piacere a mandare Carlotta a danza, Filippo a equitazione, Lavinia a nuoto sincronizzato? A me sembra che nella nostra complicata settimana lavorativo-scolastica sia già difficile inserire un’attività, figuriamoci 2 o 3! A che pro, poi? Facendo troppe cose, non si fa bene niente. Mamme stressate: sempre di corsa tra la scuola di danza di una e la piscina, tra la scuola e l’asilo. Macchine in giro a produrre inquinamento, perché si viaggia con bambini pluri-zainettati con i libri di scuola, la merenda, la borsa di danza, quella di nuoto, la cartella di disegno. Bambini che, nonostante queste attività motorie, sono più cicciottelli di noi che semplicemente camminavamo, correvamo e andavamo in bicicletta. E poi, questi bambini, sono trasformati anzitempo in piccoli adulti con una serie di doveri: dalla mattina al pomeriggio, a scuola. Poi le attività. Poi i compiti. E quando giocano? E quando si rilassano? La cosa che poi mi colpisce è che nessuna mamma ammette che il proprio figlio va malvolentieri a queste attività. Sembra quasi un fallimento personale, uno smacco. C’è la gara a chi ha il figlio più bravo e più bello. Persone noiose hanno finalmente qualcosa di cui parlare perché possono raccontare della gara di nuoto o del saggio di danza. Io ho visto dei saggi di danza: poche bambine ballavano. Le altre si muovevano legnosamente fuori tempo. Va be’, direte voi, una mica ci va per diventare ballerina, ci va per divertirsi e fare movimento. E’ vero, però tutto questo pullulare di scuole di danza a me fa solo pensare a un allevamento intensivo di veline sculettanti, proprio perché le bambine non imparano a ballare qualcosa (valzer, tango, cha-cha-cha, quel che volete) ma imparano a ballare “danza moderna” ovvero a sculettare a ritmo di musica e a muoversi (nel migliore dei casi) sensualmente a un’età secondo me poco consona per queste cose. E così ho un’amica che manda la figlia a danza, musica, catechismo e nuoto, impegnandole tutti i pomeriggi e costringendola a una vita stressante da piccola adulta, sballottata di qui e di là (perché poi ovviamente la madre non è a casa per poterla scarrozzare). Quando la figlia si è dichiarata stufa dell’inutile corso di danza, la mamma si è prodigata per convincerla a continuare. Se poi penso allo spreco di soldi di queste cose, vado in bestia. E’ un insulto alla miseria fare cose inutili, controvoglia, solo per farsi vedere! O per soddisfare le aspirazioni frustrate dei genitori!
Ovviamente, il discorso non si applica a quei bambini che davvero vogliono nuotare o ballare o sciare o imparare a suonare. Ma quanti sono, veramente? E come mai sono diventate di moda cose come la danza, che di sport ha veramente ben poco e serve solo a far arricchire sedicenti insegnanti?
L’ASM (Associazione Italiana per lo Studio delle Malformazioni), di cui sono sostenitrice, mi ha mandato un utilissimo decalogo con le “10 cose da fare per una maternità serena”. Il libriccino è utile perché spiega in dettaglio tutti i punti e, anche se sono cose che già so, mi serve da “bigino” per avere dei chiarimenti rapidi.
Per riassumere, pubblico intanto il decalogo in breve:
- Chiedi quali sono i rischi per il tuo bambino in caso tu abbia avuto aborti, gravidanze difficili, malattie o se hai handicap in famiglia;
- Accertati se sei protetta dalle malattie pericolose per il nascituro;
- Cura la tua alimentazione, adegua la dieta garantendo l’apporto di vitamine e acido folico;
- Evita il fumo, un eccesso di bevande alcoliche, le droghe. Evita le radiografie se sospetti di essere incinta e all’inizio della gravidanza;
- Assumi farmaci solo su precisa indicazione medica. Se hai malattie croniche, fai adeguare la terapia in funzione della gravidanza;
- Informati sulle procedure non invasive che valutano in modo personalizzato il rischio di anomalie cromosomiche del bambino;
- Valuta la possibilità di eseguire alcune procedure invasive di diagnosi prenatale, tenendo conto del rischio;
- Fai un’ecografia completa a 19-23 settimane: questa ecografia può identificare almeno il 50% di malformazioni;
- Sappi che è possibile curare una malformazione ancora in utero, oppure dopo la nascita in centri specializzati dove programmare il parto;
- Considera che alcune malformazioni, non diagnosticate in utero, possono essere individuate con esami del sangue o altri esami sul bambino appena nato.
Prendo spunto da un post letto su un altro blog per parlare dei premi dati ai bambini se fanno i bravi. L’autrice del post si è indispettita perché ha scoperto che alla scuola privata in cui manda suo figlio danno le caramelle come premio a chi fa particolarmente il bravo. Molte mamme hanno commentato scandalizzate per il fatto che all’asilo si permettano di dare le caramelle ai bambini “manco fossero cani ammaestrati”. E poi, la caramella! Questo diabolico alimento che causa la carie! Insomma: tutte contro la caramella come premio.
D’altro canto, le stesse mamme commentano che è una lotta quotidiana contro merendine, dolcetti, televisione e giochi elettronici. Che già i bambini mangiano troppe schifezze. Allora mi chiedo: che male farà una caramella ogni tanto? Chi dà le “schifezze” da mangiare a questi bambini? Non sono gli stessi genitori, scusate? E allora cosa c’è da lamentarsi per una caramella?
Se poi parliamo di premi, a me sembra più grave dare premi costosi come cellulari, motorini, giochi elettronici e così via, piuttosto che una banale caramella. Vorrei sapere se queste mamme così attente non dicono mai, ai loro figli, la fatidica frase “Se fai il bravo/mangi la verdura/altra condizione ti compro il gelato/il Gormito/la playstation/altra cosa“. Io non ci credo. Non ci credo perché vedo le mamme intorno a me e tutte sono mediamente critiche verso i comportamenti degli altri (nonni, zii, insegnanti, altre mamme), ma poi fanno le stesse cose. Vedo mamme al supermercato che cedono agli ovetti Kinder e altre porcherie, mia mamma che dava il cioccolato o le caramelle ai bambini se finivano tutto quello che avevano nel piatto (a volte questi ricatti servono a uno scopo più alto!), mia sorella che compra i Gormiti come premio, la mia amica A. che ha una figlia tele-dipendente, Nintendo-dipendente, cellularizzata e super-accessoriata (ma a parole dice tutt’altro). Mamme che, come A., criticano le nonne che danno la merendina e poi rimpinzano i loro figli di Coca-cola e gelato e se li ritrovano sovrappeso. Mamme che, come la mia vicina T., tengono il loro bimbo al riparo dai pericoli e dalla sporcizia del mondo e poi, a 16 anni, se lo ritrovano teppista, egoista che vuole tutto per sè e che in casa ci mette piede solo per mangiare.
Ma dico, ma queste mamme anticaramella, dove vivono? Vivono a Pleasantville, dove sono tutti come loro, o hanno gli occhi per vedere anche gli altri?
Perché io, che sono contro le porcherie a tavola, contro i regali inutili e contro la TV, mi accorgo benissimo che gli altri sono diversi da me e non credo di poter fare ogni giorno una guerra contro di loro. Secondo me sono necessarie due cose: da un lato un po’ di flessibilità nel capire che se gli altri si comportano diversamente non lo fanno in malafede (quindi possiamo pure sforzarci di accettarli); dall’altro la coerenza di non comportarsi come chi si critica, cosa che noto in ben pochi genitori.
Sono mesi che prendo in giro la mia vicina di casa, mamma di un bambino nato a marzo 2004, perché usa ancora il passeggino. O, almeno, lo tiene a portata di mano, visto che lo lascia 24/7 sul pianerottolo della scala comune.
Va be’, che dire? Poveretta, non avrà spazio in casa. Oppure non vorrà sporcare il suo sacro pavimento tirato a lustro con delle orribili ruote sporche di chissaché, perché poi il suo pargoletto (soprannominato diabolicamente Draculino da mio marito) potrebbe prendersi qualche malattia. E oggi, leggo questo articolo sul Corriere della Sera, articolo che mi conferma che la mammina del piano di sopra non è l’unica a comportarsi così.
Io mi ricordo benissimo che a 5 anni camminavo e filavo e andavo già in bicicletta senza rotelle. E non sono nemmeno mai stata una bambina precoce o spericolata, tutt’altro. Ero un’imbranata cronica, ma camminare e pedalare facevano parte delle attività naturali che un bambino di 5 anni doveva saper fare.
E perché adesso non si può più fare? Non mi tirate in ballo la comodità e il traffico, perché il traffico lo creiamo tutti, comprese (e anzi forse proprio) quelle mamme che vogliono essere comode e, per fare in fretta, prendono la macchina per fare 500 metri.
Meno macchine = più spazio per camminare.
Meno macchine = meno ciccia, perché i bambini di oggi sono più panzerotti dei bambini di 20 anni fa.
Meno macchine = meno pericolo per i bambini che possono andare a scuola in bicicletta o a piedi. Da soli.
Care mammine, invece di mandare i bimbi a baby-dance o a fare altre simpatiche attività motorie (alle quali li accompagnate obbligatoriamente in macchina), fateli camminare di più nel quotidiano! Vedrete che guadagno in termini di soldi e salute e inquinamento!
Io prometto e giuro solennemente sul mio Sacro Dizionario d’Inglese che mai e poi mai userò il passeggino per portare in giro un bambino dopo i 4 anni!
Anche concepire ha un costo! Io, per esempio, in questi tre mesi di strani sintomi e spotting premestruale (fenomeno inusuale che mi ha illusa), avrò fatto 4 o 5 test. Siccome al supermercato costano 8/9 euro, che mi sembrano uno sproposito, mi son data da fare per cercare qualcosa di più economico e ho trovato due siti, ovviamente stranieri.
Il primo è Drugstore.com che è utilissimo perché vende un po’ di tutto: medicinali, vitamine, prodotti per la cura personale e l’igiene della casa e, ovviamente, prodotti per la gravidanza e i bambini. E’ interessante perché c’è un’area dedicata ai prodotti ecologici e ai prodotti per vegani, quindi cruelty free. I test di gravidanza sono economici, ma vale la pena ordinare solo se si comprano diversi prodotti perché le spese di spedizione sono altissime.
Il secondo sito è Testforless, che vende test di gravidanza e test di ovulazione. Cercando un po’ in giro ho visto che è un sito affidabile, quindi val la pena di provare. I test sono molto economici e le spese di spedizione sono nulle. Non ho provato ma, se serve, lo farò.
Mi sto convincendo sempre più di essere una mosca bianca, semplicemente perché so qualcosa riguardo a organi sessuali (femminili e maschili), concepimento, gravidanza e parto. Non è possibile! Non è possibile che ci siano così tante donne che non sanno davvero niente di niente! O le conosco tutte io?
Sabato sera una conoscente mi annuncia di essere incinta, test appena fatto. Sapendo che lei non desiderava figli per mille motivi, le chiedo se ha cambiato idea o se è stato un incidente di percorso. Mi risponde che stavano provando da circa tre anni. Prima osservazione: perché la gente che cerca un figlio, ma non ci riesce, si sente in dovere di pubblicizzare a tutti il fatto che non vuole figli? A me sembra una presa in giro. Nel periodo in cui non volevo ancora figli, dicevo tranquillamente che non avevo voglia di sobbarcarmi la fatica di una gravidanza e di un bambino da crescere. Molte donne con cui facevo questo discorso mi venivano dietro, dicendo la stessa cosa, salvo poi trovarle con il pancione qualche mese dopo. Se uno non vuole figli, i metodi sicuri ci sono. E il coito interrotto non è tra questi! Quindi i casi sono due: o queste persone si vergognano a dire che per il momento non riescono, oppure sono incoscienti. Ma poi non capisco perché andare in crisi e disperarsi quando il test è positivo: lo si sapeva, no, che c’era un certo rischio. Scopro sempre più coppie che usano il coito interrotto e, nonostante tutto, si stupiscono se rimangono incinte. E poi, è così difficile dire quello che si pensa veramente? Capisco che dire di star cercando un figlio possa dar fastidio perché c’è chi fa domande che urtano la sensibilità di una coppia che non riesce a concepire, ma perché esagerare e dire “Non ne vogliamo”, “Sono una rottura di scatole” e cose così? Ho sentito addirittura coppie dire che “Non ci piacciono i bambini“, frase secondo me aberrante perché siamo stati tutti bambini, no? Poi, le ritrovi col pancione. Va be’.
Seconda osservazione: la conoscente di cui sopra non sapeva quando era rimasta incinta. Allora io le dico che, indicativamente, i giorni fertili sono 5/6, da qualche giorno prima dell’ovulazione al giorno dopo. Cade dalle nuvole e mi chiede come si fa a sapere quand’è l’ovulazione. Le spiego quando e come avviene, i segni che l’accompagnano eccetera. Lei non lo sapeva. Da tre anni cerca di avere un figlio e non si è mai accorta che il suo muco cambia o di avere dei dolorini o qualche altro sintomo? Io mi ricordo che il fatto del muco l’avevo già capito da adolescente. Mi ero accorta benissimo che seguiva un andamento ciclico: secco-cremoso-liquido-secco, eccetera. Certo, non mi ero precipitata a leggere trattati ginecologici, ma insomma… le mutande le usiamo tutte, no? Quindi, la tizia di cui sopra non sapeva che ci fossero solo alcuni giorni fertili in un mese. Lei pensava che tutti i giorni fossero fertili, a parte quelli delle mestruazioni.
Terza osservazione: la neo-pregnant beveva vino a tavola. Le ho detto che forse è meglio che non beva, soprattutto all’inizio. Ovviamente non sapeva nemmeno quello. Cioè, lei pensava che non si dovessero bere superalcolici e basta. Ora: io non sono una talebana a questo riguardo perché penso che ci voglia il giusto senso della misura, ma bersi un vino forte nei primi giorni non mi sembra il caso. Senza contare che lei fuma e non ha smesso in previsione della gravidanza. Senza contare che si mangia cibi vietati senza nemmeno sapere se è immune alla toxoplasmosi, perché ovviamente non ha fatto gli esami preconcezionali in epoca recente. Senza contare che non ha un ginecologo di fiducia e, alla veneranda età di 36 anni, vuole aspettare quando è di due mesi a cercarne uno, perché tanto prima non si può vedere niente. E qui si ritorna al discorso della consapevolezza dei rischi: esami preconcezionali, acido folico, eventuale villocentesi o amniocentesi (vista l’età). No, lei aspetta ancora un mese ad andare da un medico e poi cascherà dalle nuvole quando lui le dirà che doveva prendere l’acido folico prima.
A questo punto uno dice: a me, chi me lo fa fare di evitare fumo e alcolici, di prendere l’acido folico e di non mangiare salame e gorgonzola, quando una come quella di cui sopra (di cui non sto a fare il quadro completo perché ci vorrebbe un’enciclopedia) rimane incinta così? Ci sono schiere di donne consapevoli che non riescono a concepire per anni e poi le incoscienti si ritrovano col pancione senza sapere come hanno fatto. Beata ignoranza!
Ieri ho trovato questo utilissimo sito che non solo permette di fare il grafico del proprio ciclo (cosa in realtà possibile anche con un semplice foglio Excel), ma ha anche un sacco di altre opzioni. Ci si registra e si inseriscono i dati: data delle mestruazioni, informazioni sul flusso, temperatura basale, osservazione del muco eccetera. Be’, io mi sono registrata, se non altro perché inserendo ogni giorno il dato della temperatura basale (che avevo iniziato a monitorare per scopi anticoncezionali), il grafico si aggiorna automaticamente e ho sott’occhio tutto l’andamento.
Ma, gli altri dati? Oltre alle cose di cui sopra, relative all’andamento del ciclo e utili per prevedere i giorni fertili, si può anche scendere nei dettagli e comunicare al mondo se si è avuta la diarrea, il mal di pancia, il mal di testa, quali medicine si sono prese, se si è bevuto, se il nostro seno era gonfio e poi, dulcis in fundo, se abbiamo avuto rapporti sessuali. Anzi, volendo proprio cercare di beccare i giorni giusti, il nostro sito ci dà l’indicazione di quando avere rapporti. E’ proprio scritto nero su bianco che, osservando il grafico e leggendo l’analisi, potremo programmare i nostri rapporti nei giorni più fertili.
Ora, non so voi, ma a me programmare i rapporti fa passare la voglia in anticipo. Non che non l’abbia fatto pure io in questi due mesi, ma è stato a causa di forza maggiore (cioè assenza del partner). Se ce l’ho a disposizione, diciamo che preferirei non farmi influenzare così tanto dai calcoli. Mi mette ansia, snatura tutto. L’amore ai tempi del computer? No, grazie. Spengo tutto e vado di là.
Intanto, voi quanto tempo ci avete messo a concepire?